STORIA DEL TERRITORIO

L’orto alimento dell’anima e del corpo. Dall’ hortus monasticus agli orti contemporanei

Il Progetto Migrazioni & Mediterraneo. L’Osservatorio Sardegna prevede l’approfondimento di ulteriori tematiche. Fra queste si è sviluppata una proposta concreta di buona prassi da sottoporre agli operatori del sistema di accoglienza per una più efficace integrazione tra le diverse culture presenti nel nostro Paese. In tal senso si è avviato lo studio dell’orto e la pratica dell'orto in una sinergia di indagine, ricerca e innovazione scientifica fra le scienze umane e sociali e le scienze bioagroalimentari.
La coltura e la cultura dell’orto, antiche quanto l’uomo ma allo stesso tempo sempre attuali, possono rappresentare un esempio di efficace integrazione tra migranti e autoctoni e un’occasione importante nel sistema della seconda accoglienza per il territorio, perché una dinamica di tutti i tempi, e anche del nostro tempo, può essere trasformata in una risorsa. 
Obiettivo del Progetto quindi è creare da un lato concretezza, grazie all'approccio della ricerca scientifica e della sua ricaduta sul territorio, e dall’altro attuare i presupposti per una cooperazione con gli organismi istituzionali, le amministrazioni pubbliche, gli enti, le associazioni di categoria e gli attori sociali coinvolti. 
L’orto può costituire un circuito virtuoso come strategia educativa e sociale. È una base eccellente per costruire momenti di aggregazione, creare opportunità di incontro, avvicinando il singolo al gruppo e, attraverso lo scambio di opinioni, competenze e tradizioni, può diventare un punto di forza per costruire valori comunitari e di integrazione. 
L’orto permette di insegnare e tramandare un lavoro complesso, stimolando la socializzazione del migrante e degli abitanti del territorio con la condivisione e lo scambio di uno spazio, molto spesso degradato, e di un lavoro comune. 
L’orto garantisce di autoprodursi, ma anche di produrre per gli altri, attivando scambi di saperi e prassi come risultato di un’attività consolidata ma che giorno dopo giorno si sviluppa e si rinnova, dando luogo ad un laboratorio di ricerca fondamentale per le scienze dure ma anche per quelle sociali con una interdisciplinarietà di competenze. 
Fondamentale è ripercorrere tecniche, valutare mezzi e attrezzi, analizzarne l’incremento nel tempo e nel territorio. Il Progetto prevede un approccio allo studio della bibliografia prodotta sui sistemi dell’agricoltura orticola e del suo cambiamento nel tempo da produzione di sostentamento alle diverse

e politiche economiche operate dai Paesi. 
Grazie al quadro storico e all’analisi bibliografica e documentaria è possibile capire anche l’origine di un determinato cibo; distinguere l’alimento autoctono da quello frutto di una migrazione; l’epoca e il contesto in cui ha cominciato la sua diffusione, pur con i cambiamenti nei secoli; il consumo nel tempo, con quali caratteristiche e modalità fino alla costruzione, talvolta, di una corrente di pensiero. 
Si ripercorrerà la storia dell’orto nei secoli, dall’hortus monasticus agli orti contemporanei, arrivando sino allo sviluppo degli orti urbani nel Novecento, analizzando il contesto storico e sociale, con particolare riferimento al Welfare. Fondamentale, inoltre, sarà creare una connessione tra la storia dei prodotti orticoli, la loro produzione attuale e l’eventuale distribuzione che diventa in tal modo Know-how, un sistema di integrazione lavorativa, apprendimento e trasmissione di un mestiere.

Il Progetto si articolerà anche nel settore bioagroalimentare, creando una connessione tra la storia dei prodotti dell’orto e lo studio delle loro caratteristiche biologiche e nutraceutiche. La fattività di questa ricerca trasversale sarà continuamente monitorata, dal momento che dovrà essere strettamente collegata e coerente con la parte storica.

Gli obiettivi saranno:

  1. proporre specie con caratteristiche nutraceutiche e recuperare il germoplasma;
  2. proporre specie provenienti da Paesi altri per avere un’idea della ricchezza della biodiversità e per creare una trasmissione di saperi che trovano nella convivialità un ulteriore momento di integrazione;
  3. proporre piante che prevedono la raccolta e la conservazione di semi, talee, radicazione in vivaio;
  4. analisi biochimica e sensoriale delle piante (panel test; analisi dei composti organici volatili-VOC; determinazione dei polifenoli totali e dei β-carotenoidi).

 

Progetto Orto in situ Comune di Sassari

Un primo obiettivo del Progetto è stata la realizzazione di una buona prassi ovvero del Progetto pilota di un orto nella città di Sassari, presso la struttura per anziani Casa Serena, che sotto la guida dell’Isem-CNR e con la collaborazione del Mipaaf ha visto un’effettiva ricaduta della ricerca scientifica sul territorio, il coinvolgimento di organismi istituzionali, amministrazioni pubbliche, enti e associazioni di categoria, la partecipazione degli utenti della casa di riposo, dei cittadini sassaresi interessati all’iniziativa e dei migranti ospitati presso i CAS / SPRAR presenti nel territorio sassarese.
Il Progetto ha visto l’inaugurazione dell’attività sassarese con un Convegno, realizzato a Sassari i giorni 26/27 novembre 2018, caratterizzato da due giornate di studio e formazione sulla cultura e coltura dell’orto nei secoli, sulla pratica orticola da tradizione e le recenti tecniche innovative (uso alternativo di aree marginali per produzioni agricole, messa a punto di tecnologie di fitorimedio per il recupero di ambienti degradati e di tecnologie verdi per la mitigazione e compensazione ambientale), sulle attività in programma e le opportunità offerte dalla creazione di un orto in situ grazie al confronto di esperienze e approcci scientifici operati nel settore da ricercatori del CNR e delle Università di Sassari e Bologna con le quali si è attivata un’ampia collaborazione.
La seconda giornata ha visto la programmazione pratica dell’attivazione

dell’orto sociale in Casa Serena a Sassari e delle relative tecniche orticole messe in opera e rivolte agli operatori sociali e dell’accoglienza, ai migranti dislocati su CAS e SPRAR del territorio e ai cittadini sassaresi.
Ha fatto seguito il Corso sulla pratica dell’orto che si è articolato in tre/quattro giornate mensili, ripetute per un trimestre (gennaio-marzo 2019) che si sono concluse con il Convegno di chiusura (30 aprile 2019) dell’evento scientifico e di restituzione del Corso di formazione della pratica orticola.
Il Corso formativo infatti ha previsto l’attribuzione di attestati di partecipazione che gli utenti, ma soprattutto i migranti possono utilizzare come esperienza lavorativa nel settore agricolo.
L’obiettivo finale, per ora rivolto al solo territorio della provincia di Sassari, ma che sarà sviluppato in un’altra provincia della regione, è come sempre quello più evidente del Progetto L’Osservatorio Sardegna.
La finalità è quella di diminuire le distanze tra il lavoro dei ricercatori e l’impegno degli operatori del settore, in un’ottica di scambio di opinioni e buone prassi ma soprattutto di miglioramento delle professionalità e dei servizi, delle risposte ai bisogni e della ricerca, coinvolgendo il più possibile in un’unica direzione gli organismi istituzionali e le amministrazioni pubbliche e creando una rete il più efficace possibile fra le associazioni di categoria e gli attori sociali coinvolti.

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Dall’11 al 14 settembre 2019 si è svolto a Bologna il IX Congresso biennale AISU su La città globale. La condizione urbana come fenomeno pervasivo che ha visto riunirsi presso l’Università Alma Mater Studiorum della città emiliana studiosi accreditati ed esperti dei più importanti atenei italiani, europei ed extra continentali. Ambizione dell’Istituto di Storia dell’Europa mediterranea è stata quella di contribuire al dialogo congressuale nella sessione Città e ambiente nell’era dell’antropocene e della globalizzazione con la presentazione di un panel dal titolo: Green commons. Gli orti urbani come fattore di integrazione sociale nella città contemporanea, coordinato da Giovanni Cristina (Università degli Studi di Catania) e Maria Elena Seu (assegnista di ricerca Isem-CNR). Per maggiori informazioni si può visitare il sito:Storia Urbana

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CNR-IBE Istituto di BioEconomiaCNR-IBE Istituto di BioEconomia

  • Giulia Maria Daniele
  • Edoardo Gatti
  • Alessandra Narciso
  • Stefano Predieri

UNIBO Universtità degli Studi di Bologna - DISTAL - Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-alimentariUNIBO Universtità degli Studi di Bologna - DISTAL - Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-alimentari

  • Giovanni Bazzocchi
  • Nicola Michelon
  • Giorgio Prosdocimi Gianquinto